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22 marzo 2010

follie calcistico-scozzesi

In questo vecchio post parlai di una storia ai limiti dell’assurdo, su come la passione per il calcio abbia segnato in negativo (?) la vita di un ragazzo scozzese. Alcuni si sono chiesti se la storia fosse vera, anche perche’ il protagonista era un amico di un amico. Tra parentesi, qualche settimana fa ho conosciuto di persona il protagonista della vicenda, un ragazzo assolutamente fulminato, parlando con il quale si puo’ capire che nella sua vita realta’ e follia si confondono al di la' di ogni logica.

In ogni modo, altri due episodi vissuti di recente mi hanno fatto capire di come il calcio (e le rivalita’ cittadine) sia sentito dagli abitanti di Edimburgo, nonostante un campionato di basso profilo tecnico.

Una doverosa premessa. Le due squadre di Edin sono:

the Heart of Midlothian, comunemente chiamati Hearts, il cui colore sociale e’ il maroon (granata) ed i cui tifosi sono chiamati Maroons o Jumbos;

Hibernian, biancoverde e’ il suo colore e Hibees o Hibs i suoi tifosi.

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1) Hibs funeral party

due settimane fa sono andato a vedere una partita di rugby amatoriale con Andy; in macchina, il buon Andy mi chiede se possiamo passare al pub a far visita al suo amico che ha appena perso la madre. Il funerale era in mattinata ma Andy non ci e’ potuto andare, per questo voleva passare al pub, dove la sua famiglia si trovava al termine della funzione.

Giunti in questo pub nella periferia edimburghese, mi colpisce il fatto di come il pub sia soprattutto luogo di aggregazione: tavolate intere con parenti a parlare della famiglia, con la rigorosa pinta in mano.

Una cosa cattura la mia attenzione: tutte le persone invitate al funerale avevano addosso qualcosa di verde. Chi un cappello, chi una giacca, soprattutto cravatte verdi. Chiedo il motivo ad un parente della defunta e la risposta mi lascia si stucco. La povera vecchina era infatti un’accanita tifosa Hibee, di quelle che fino alla fine non risparmiava battute e frecciate ai tifosi avversari e che non si perdeva una partita degli Hibernian. La sua ultima volonta’ e’ stata che...al suo funerale ognuno indossasse qualcosa di verde. Mi dicono anche che la bara era verde.

Sfortunatamente non ho conosciuto questa donna, ma me la immagino come una terribile vecchietta che dall’alto dei Cieli stava morendo dal ridere vedendo i tifosi di Hearts, Rangers e Celtic vestire qualcosa di verde in suo onore.

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2) Jumbo demolition job

Lo stadio dell’Hibernian si chiama Ester Road, prende il nome dalla maggiore strada nelle sue vicinanze. Onestamente, e’ uno degli impianti piu’ brutti che abbia mai visto (e sono stato anche allo Zini di Cremona). Anonimi spalti squadrati, quattro tribune in corrispondenza dei lati del rettangolo di gioco, senza unione in corrispondenza dei corners. Una volta ci ho lavorato, anche visto dall’interno l’Easter Road, che viene chiamato the Leith San Siro (presumo per ironia), e’ piuttosto...dodgy.

In ogni modo, la societa’ sta facendo dei lavori di ampliamento, per cui hanno dovuto demolire una delle sue tribune. A capo dei lavori di demolizione, alla guida della ruspa principale, troviamo Louise, ragazza 28enne...accanita tifosa Jumbo (ed abbonata alle partite degli Hearts, come da generazioni la sua famiglia), la quale, mentre demoliva l’odiato stadio, e’ stata sentita dal resto del cantiere cantare l’inno degli Hearts.

Ecco come Louise ha commentato il lavoro piu’ bello della sua vita: “Non vedevo l’ora di fare questo lavoro quando me l’hanno offerto, e’ stato emozionante! A casa ho avuto decine di amici e parenti che mi hanno chiesto di scattare foto delle rovine dello stadio!”.

Qui un link per leggere l’articolo in inglese.

Insomma, noi giovani italiani abbiamo avuto la fortuna di vedere l’Italia vincere i mondiali, cosa che capita una volta nella vita a chi e’ fortunato. Dopo questo, riuscite ad immaginare gioia piu’ forte di demolire lo stadio della squadra odiata cantando il vostro inno?

Related video: Italia vs Scozia

29 ottobre 2009

the gray Aberdeen vs the golden Edinburgh

Ieri sono stato ad Aberdeen per un'intervista di lavoro, ed alla fine (era il secondo colloquio) mi hanno fatto la proposta.

Aberdeen e' una di quelle citta' che mi mettono tristezza. La chiamano la silver city in quanto edifici e monumenti sono costruiti con un particolare granito contenente cristalli che, quando illuminati dal sole, luccicano creando uno splendido effetto.

Ad Aberdeen ci sono stato due volte, una a Luglio e l'altra appunto ieri, ed in entrambe le occasioni diluviava. L'effetto luccicante rimane nel mio immaginario: grigi gli edifici, grigio il cielo. Risulta chiaro che silver city e' soltanto un eufemismo: gray city, l'avrei chiamata io.

Dopo il colloqio sono andato a farmi un giro in centro, per sondare cio' che provavo in vista di un possibile trasferimento. Tanta gente che ti urta con gli ombrelli, via principale anonima, con centri commerciali e negozi al posto di edifici storici.
Se mi traferissi li', non vedrei l'ora di andarmene, ne sono certo, o verosimilmente ci vivrei lamentandomi di tutto, sindromandomi.

Se il lavoro fosse stato ad Edimburgo, l'avrei accettato al volo.

Puo' davvero essere una citta' in cui vivo da sei mesi scarsi essere la discriminante di una scelta cosi' importante? Dopo tutto qui non ho legami sentimentali, non ho un lavoro degno di chiamarsi tale ed i veri (o presunti tali) amici si contano sulle dita di una mano.

Il viaggio in treno (3 ore circa) di ritorno mi immerge in questi ed altri ragionamenti, fino all'arrivo alla stazione di Edin, dove mi accoglie l'incredibile caldo clima di questo autunno.

Fuori dalla stazione c'e' il solito barbone che saluto sempre, con i capelli rasta attorcigliati in modo da formare un unico (orrendo) dreadlock.

Salgo sul bus e vedo una conoscente con valigie pronta a trasferirsi; mi racconta dei suoi problemi con il contratto, ma ha trovato un nuovo appartamento nella mia area.

Cambio bus ed incontro la signora non vedente che una volta incontrai per caso, quando mi chiese di aiutarla ad accompagnarla al Tesco. In quell'occasione, dopo 10 minuti la vidi ancora li' al Tesco ferma all'ingresso, mentre quegli imbecilli dei cassieri erano presi dalle lunghe code senza accorgersi di lei; allora rientrai al Tesco e la aiutai a fare la spesa. Quando la rivedo sul bus stavolta, mi avvicino per salutarla, ma la piu' bella sensazione me la da' il suo cane guida, che la prima volta era diffidente quando lo accarezzavo, mentre stavolta e' venuto da me leccandomi la mano, come per dirmi: "Ti riconosco!".

Scendo dal secondo bus ed entro nel supermercatino sotto casa. Alla cassa c'e' Niki, il logorroico cassiere scozzese che attacca bottone con tutti come se li conoscesse da una vita. Gli passo i miei prodotti, lui batte qualcosa sulla cassa e poi mi dice la solita battuta: "Computer says NO", imitando un classico sketch del programma televisivo Little Britain. La prima volta risi, ora saremo alla centesima e l'effetto delle battute ripetute fino alla nausea si fa sentire.

Piccoli incontri che mi fanno sempre piu' sentire parte di questa citta', o quantomeno che rendono meno estranei alcuni dei suoi personaggi.

Nulla in confronto a vecchi amici incontrati nella camminata della tua citta' natale, nulla in confronto ai signori anziani amici di tuo nonno che puoi incontrare nel bar italiano giocando a briscola e parlando il tuo dialetto, ma questo rimane il meglio che finora mi sono saputo ritagliare.
Questo rimane quello che per ora distingue Edimburgo da Aberdeen.

Nessun dubbio: mai cambierei quello che Edimburgo puo' diventare con quello che Aberdeen mai sara'.
Edimburgo e' la citta' che ho scelto io, Aberdeen sarebbe una citta' che ha scelto me.

La gray city puo' aspettare.

Clip: Computer says NO

9 giugno 2009

20 maggio 2009

room seeking

La ricerca di una sistemazione, seppur stressante, e' stato un ottimo modo per scoprire Edimburgo ed i suoi abitanti. Penso infatti di aver girato in lungo ed in largo la capitale scozzese, soprattutto la sua parte lontano dai percorsi turistici.
Qualche volta in taxi e molte volte in bus, ho avuto modo di visitare i sobborghi popolari alla ricerca delle case in cui avevo fissato un appuntamento. Riporto di seguito la lista di alcune delle stanze (tutte in camera singola ed in condivisione ovviamente) che ho visto. Riporto anche tra parentesi la zona della citta' ed il prezzo mensile in pounds comprensivi di tutto (affitto + bollette), in modo che questo post possa essere utile a chi sta pensando di trasferirsi qui.
Ovviamente escludo la bellissima, stupenda e strabiliante casa in cui sono ora, e che sara' oggetto del prossimo post.


- buona la prima (Craigleith, 330): la prima casa che ho visto era davvero bellissima. Sita in un quartiere residenziale di ottimo livello, si trattava di una villetta su due piani davvero pulita ed ordinata, con giardino privato. La mia camera aveva due letti tutti per me. Avrei dovuto condividerla con un ragazzo basco di una simpatia e gentilezza sconfinate, e con un ragazzo scozzese di una impersonalita' altrettanto sconfinata (non ha proferito parola per tutta la mia visita). Il problema era che il ragazzo basco era in procinto di trasferirsi per lavoro. Altro problema la distanza dal centro. Voto: 7,5.
- orrore spagnolo (Dalry, 300): pieno centro, il palazzo piu' brutto sulla faccia dell terra. Dentro le scale sono di una sporcizia indicibile, l'appartamento e' abitato da spagnoli ma appena entro una acre odore mi assale: la casa e' sporchissima. Il tipo spagnolo mi dice che mi fara' sapere, ed infatti il giorno dopo mi chiama dicendomi che se voglio la camera e' mia. Chissa' perche' nessun altro la ha accettata... Voto: 3.
- sottovalutata (Leith, 280): casa grande e carina, da condividere con un ragazzo scozzese ed una coppia neozelandese. La scarto perche' mi sembrava brutta, ma poi vedondene di peggio la ho rivalutata. Voto: 6,5.
- ingegneria bleah! (Central Edinburgh, 380): quartiere residenziale bruttino, palazzone grigio ma casa ordinata e pulita da condividere con un ragazzo nigeriano di professione ingegnere...due ingegneri sotto lo stesso tetto? Meglio evitare. Voto: 6.
- mama Africa (Trinity, 320): suono il campanello e mi apre la porta una donna nigeriana con un bambino in braccio ed un altro bambino appiccicato alla gonna. Entrambi urlanti e piangenti. Mentre visito la casa si aggira un losco individuo (il padre?) che manco mi saluta. Scartata al volo. Voto: 2.
- China town (Wester Hailes, 280): a 30 min di bus dal centro, la casa e' molto bella: villetta privata con giardino sia davanti che sul retro. La abitano pero' tre ragazze cinesi che quasi non proferiscono parola, ed appena cerco di rompere il ghiaccio ridacchiano come sceme. Voto: 5.
- East deliciuos (Central Edinburgh, 300): la stanza non e' bella e l'appartamento sarebbe da condividere con una modella russa. Basta una splendida flatmate per prendere la stanza? Direi di no. Voto: 6.
- East delicious part II (Leith Walk, 350): sia palazzo che stanza sono proprio belli, dovrei condividere l'appartamento con una ragazza polacca che si dimostra carina e gentilissima. Unico problema che e' libera a partire dal primo giugno. Troppo tardi. Voto: 7.
- Gay friendly room (Prestonfield, 275): il proprietario che affitta la stanza e' un insegnante di storia dichiaratamente omosessuale, amante di musica classica e dell'Italia, che mentre visito la casa parla col suo gatto di nome Enrico. L'appartamento e' di un disordine epocale: cataste di libri qua e la', cd sparsi ovunque, cibo per gatti sul pavimento. Non so dove mettere i piedi. Voto: 2.


Image: home sweet home

Song: Industry - State of the nation